Defense Tech: il prossimo grande mercato dell’innovazione in Europa, con Giuseppe Lacerenza, partner di Keen Ventures

 

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Benvenuti a un nuovo episodio di MadeIT! Abbiamo intervistato Giuseppe Lacerenza, partner di Keen Ventures, fondo VC con sedi a Londra e Amsterdam, che ha annunciato la raccolta di €125 milioni da investire nell’innovazione della difesa in Europa. 

Per anni, il defense tech è stato evitato da investitori privati per motivi etici e sociali. Oggi però la percezione sta cambiando: la vicinanza alla guerra in Ucraina e il piano di riarmo europeo hanno portato governi e privati a ripensare il ruolo della tecnologia nella difesa. 

Con Giuseppe abbiamo parlato delle opportunità che questo cambiamento ha portato nel mondo aziendale e startup, anche grazie alla spinta verso software avanzati, sistemi autonomi, AI e materiali innovativi che richiedono grossi investimenti in ambito di ricerca e una velocità di innovazione diversa da quella del passato. 

L’Italia, con un’industria molto sviluppata soprattutto in ambito navale e manifatturiero, oggi contribuisce per il 20% al mercato Europeo. Ma si deve confrontare con gli USA dove storicamente hanno più capitali disponibili e maggiore collaborazione tra pubblico e privato . E’ stata una chiacchierata un pò diversa dal solito ma sicuramente molto stimolante perchè ci ha permesso di approfondire un settore in crescita ma ancora poco dibattuto.

TAKE AWAYS

  • Investire in difesa è diventato possibile in Europa.

  • La difesa moderna richiede innovazione rapida e flessibile.

  • Le startup possono rispondere più velocemente alle esigenze del mercato.

  • L'industria della difesa sta cambiando verso sistemi a guida autonoma.

  • L'Italia ha un ruolo significativo nell'industria della difesa europea.

  • C'è un'opportunità per investire in tecnologia marittima e spaziale.

  • La guerra in Ucraina ha cambiato la percezione della difesa in Europa.

  • La tecnologia deve evolversi per rimanere rilevante nel settore della difesa.

  • Le decisioni nel campo della difesa possono essere ottimizzate con l'AI.

  • Il capitale privato può portare a una competizione più sana nel settore della difesa. L'Italia ha bisogno di difendere le sue coste.

  • Le tecnologie marittime sono un'eccellenza italiana.

  • Negli Stati Uniti, il settore della difesa è più avanzato.

  • Investimenti significativi sono necessari nel defense tech.

  • Il Ministero della Difesa deve abbracciare l'innovazione.

  • La Commissione Europea sta lavorando per migliorare il procurement.

  • Ci sono oltre 800 aziende dual use in Europa.

  • L'Ucraina è un centro di innovazione nel settore della difesa.

  • Gli imprenditori devono comprendere le esigenze del mercato.

  • La disciplina e la tolleranza sono lezioni importanti dalla scuola militare.

 

TRASCRIZIONE EPISODIO

Camilla Scassellati

Giuseppe siamo super contenti di averti qua su Made It e di parlare proprio di questo settore della Defense Tech e dei trend che ci sono in questo settore perché sicuramente è un settore super hot, nuovo in cui anche noi stesse vediamo tantissime opportunità quindi siamo molto contenti di poterlo esplorare con te.

Giuseppe Lacerenza (00:41.326)

Grazie Camilla, davvero un piacere essere qui con voi. Io ascolto Made It dalla sua nascita, quindi è anche un motivo di orgoglio poter essere qui e raccontare un po' quello che stiamo facendo per l'Europa con il suo angolo italiano.

Camilla Scassellati (00:55.957)

Super e come dicevo non facciamo tante chiacchierate in cui parliamo proprio di un settore però secondo me questo settore se lo merita perché è veramente una cosa nuova che stiamo vedendo ti stavo raccontando off Mike che mio marito lavoro in questo settore negli Stati Uniti quindi ci saranno un po di di opportunità anche di di confrontarci però prima di parlare di quello volevo parlare del tuo percorso perché effettivamente anche nel tuo percorso la difesa è un po il fil rouge che ha connesso tutte le tue esperienze. Già dalla scuola hai frequentato la scuola militare in Morosini in Veneto, hai studiato ingegneria poi quindi non hai fatto il militare di carriera ma anche studiando ingegneria sei rimasto nel mondo difesa perché la tesi era sulla sensoristica per elicotteri militari, poi sei entrato da McKinsey dove anche da McKinsey hai lavorato anche su progetti di difesa e quindi sempre è rimasto un po' parte della tua storia, poi però sei andato a lavorare in VC, hai lavorato a un fondo però più con un focus tech ai e adesso con keen ventures sempre nel mondo venture capital però state lanciando appunto questo fondo nel mondo defense tech quindi ti sembra di avere un po connesso tutti i puntini adesso che stai facendo questo in questo momento?

Giuseppe Lacerenza (02:15.182)

Assolutamente sì, credo che sia un'opportunità abbastanza unica, nel senso che ad onor del vero, investire in difesa fino a pochi anni fa non era immaginabile in Europa, quindi a volerlo chiuderlo il cerchio non era proprio possibile. Però ecco, è un po' un heritage che mi porto dalla scuola militare e dalle amicizie che poi porto con me da quei giorni, quindi una buona parte di miei amici sono ancora militari, è un mondo che ho sempre guardato con grande rispetto estetico e ho cominciato a credere negli ultimi anni e lo dico ad onor del vero che sicuramente è uno dei pochi mondi che oggi merita l'attenzione del venture capital perché è un mondo in cui c'è ancora una grande presenza di research and development tanto quanto il biotech, il pharma, l'innovo di maniera significativa prima di raggiungere la profittabilità che non è altro che la definizione di venture capital. Quindi ho perso un po' tra virgolette Credo che il venture capital debba investire nel software, classico software, ma negli ultimi anni ho cominciato a credere che la difesa più di tutto ne abbia bisogno.

Camilla Scassellati (03:31.317)

e spiegaci perché non sarebbe stato possibile farlo fino ad oggi. Sono sicura che c'è un tema di ESG però voglio che volevo spiegaci un po' cosa è cambiato in questo momento che ti permette di fare quello che fai.

Giuseppe Lacerenza (03:46.318)

Allora, scusami, ad onor del vero, storicamente l'industria ha delle grandissime barriere all'ingresso. è storicamente formata da innovazione su grandi sistemi molto complessi con programmi di innovazione decennali se non ventennali, solitamente ci vogliono vent'anni per lanciare il nuovo fighter jet, quindi cicli di innovazione che non si sono mai prestati alla velocità del venture capital. D'altra parte però anche a livello di capitale la parola difesa appartiene ancora un po', è sempre diciamo fatto parte di quella categoria che era gambling, alcohol, tabacco, pornografia e via dicendo. Quindi per molti investitori a partire da quelli istituzionali ma poi a cascata semplicemente non era possibile investire in difesa riflettendo un po' comunque la percezione sociale in Europa quindi che si ha della difesa, lì dove si collega alla difesa la guerra, il concetto di guerra e non quello di deterrenza e tra virgolette di difesa dei valori che abbiamo avuto. Qualcuno lo ha fatto per noi e abbiamo sempre contato sull'aiuto degli alleati per farlo.

Camilla Scassellati (05:17.109)

Sì, questo tema etico nella difesa è interessante, soprattutto quando inizi a parlare del mondo VC, perché come dicevi era difficile in tutto il mondo investire i capitali in questo spazio perché non c'era il desiderio di farlo, non c'era forse il bisogno e quindi non c'era il desiderio e ancora adesso immagino che forse ti trovi anche tu a fare le discorsi dicendo ma come puoi mettere i soldi in cose che uccidono le persone? e come rispondi a questo argomento perché lo sento fare molto.

Giuseppe Lacerenza (05:54.286)

Ma allora, sai, scusami, quello che è successo è innanzitutto un cambio significativo a livello istituzionale e quindi io posso davvero vedere la differenza tra quella che è la percezione magari nel fronte baltico quindi paesi come l'Estonia, la Polonia e magari i paesi come l'Italia, la Spagna. Quindi la vicinanza a quello che è successo in Ucraina ha fatto cambiare in maniera significativa proprio la definizione di che cosa è difesa e di quello che serve. Questo tipo di discussioni avvengono sia a livello istituzionale lì dove si entra nei dettagli di che cos'è dual use, dove traccia la linea, ma anche effettivamente con persone. Io stesso prima di accettare questa sfida mi sono chiesto più volte se... se è quello che voglio fare. La verità è che, come dicevano i latini, si vis pace parabellum e quindi investire in difesa non vuol dire cercare la guerra, semplicemente vuol dire essere in grado di difendere se stessi nel caso questo avvenga.

Camilla Scassellati (07:07.189)

E all'uso a questo nelle tue prime risposte, ma ovviamente stiamo assistendo dei cambi geopolitici significativi in questo momento storico, tra la guerra in Ucraina, il cambiamento di posizione degli Stati Uniti su tanti temi, quali il supporto degli alleati, a cui abbiamo sempre dato tra virgolette per scontato, e quindi è chiaro che in Europa c'è un rinnovato bisogno di investire in difesa e in sicurezza e inizio con un dato che ho letto che che l'Europa ha un piano di riarmo comune che potrebbe valere fino a 800 miliardi di euro quindi è chiaro che c'è un'opportunità economica enorme per le società che lavorano in questo spazio. Di solito si pensa quando si pensa a difesa si pensano alle grandi prime come le chiamano in America però i grandi contractor di difesa, Leonardo eccetera. Secondo te c'è spazio, dove sarà lo spazio per invece le startup o comunque le nuove aziende private innovative in questo spazio? Perché fino ad oggi non ne abbiamo viste tante, perché appunto abbiamo ci sono stato veramente dominato da questi grandi contractor.

Giuseppe Lacerenza (08:20.334)

Innanzitutto mi viene da dire, io spero che di questo budget di Rearm ci sia una parte significativa che contribuisca a un budget di rebuild. Perché Rearm sembra semplicemente comprare. La verità è noi abbiamo una necessità di costruire e diventare produttori, piuttosto che comprare. Cosa che già facciamo dall'America, io credo che circa il 50-60 % del budget attuale della difesa europea si ha speso su tecnologia americana. La sfida non è solo su Rearm, ma è nella capacità di investire sulla produzione domestica di tecnologia e lo stato dell'arte. Rispondo alla tua domanda con un cambio significativo che l'industria sta attraversando. L'Ucraina ci ha insegnato che la guerra, la difesa di oggi, perché poi la guerra è un po' ostica, però la difesa di oggi non è più fatta da sistemi complessi. I carri armati americani, gli Abrams M1 che sono stati mandati in Ucraina sono stati ritirati dopo 30 giorni, nonostante rappresentassero la più grande innovazione tecnologica a livello di cararmati, semplicemente perché bastava un drone da 10.000 euro per abbatterli. Quindi l'industria sta cambiando, sta cambiando verso non più le porte aeree. Oggi fa paura stare su una porta aerei, perché una porta aerei non è altro che un grandissimo target verso una serie di sistemi molto più semplici, in grandi volumi. Si parla di droni, ma i droni semplicemente rappresentano un dominio, quindi quello dell'area, anche di robot marini, sottomarini, che sono fondamentalmente a guida autonoma e con un grande utilizzo del software. Quindi la capacità di processare velocemente dati e prendere decisioni molto rapidamente.

Giuseppe Lacerenza (10:14.094)

rappresenta una sfida che alcuni prime di per sé magari faranno fatica a raccogliere direttamente e quindi questo crea un'opportunità per gli imprenditori e per le startup che hanno un modo di operare molto più veloce e tra virgolette iterativo nel sviluppare prodotti che rispecchiano le esigenze del cliente in maniera molto più rapida e cost efficient cosa che ha fatto Anduril in America piuttosto che Saronic che rappresentano un po' le best practices. Mi viene anche da pensare che se tu pensi alla velocità con la quale la tecnologia oggi avanza e la compaere a quelli che sono i cicli di sviluppo della difesa, i requirements che oggi vengono scritti possono essere obsoleti nel giro di un anno perché la tecnologia ha fatto dei salti di evoluzione che permette già di avere i requirement diversi. Quindi bisogna ripensare il modo di sviluppare prodotti in difesa.

Camilla Scassellati (11:15.701)

Sì, magari spendo 30 secondi a parlare proprio dell'ultima cosa che hai detto perché per chi magari non conosce il settore può essere un po' difficile da capire, ma storicamente il modo in cui, per esempio, prendiamo l'esempio di un aereo viene costruito da un prime, il governo da un mandato a una società che, facciamo Leonardo, di costruire un nuovo aereo lì dice, puoi farlo con 600 milioni di euro, non lo so, vediamo un numero forse un po' alto però, 100 milioni di euro e poi ci sono, Leonardo prende quei 100 milioni di euro e passa x anni a costruire questo nuovo aereo, quindi il rischio lo prende tutto il governo con l'investimento di capitali e poi ci si mette, è abbastanza lento il processo perché da lì devi costruire questo nuovo aereo, invece cambiando questa dinamica, passando al settore privato, l'idea è che le società si prenderanno loro il rischio di costruire un nuovo aereo, nuovo drone, un nuovo sottomarino subacquo con capitali privati in modo molto più veloce, perché ovviamente sono incentivati ad andare più veloce e in modo molto meno caro, perché ovviamente sono incentivati a non spendere tutti i soldi, perché sono poi i loro soldi. Quindi è così che cambia un po' il paradigma. Non so se l'ho spiegato bene, se lo vuoi spiegare meglio, però...

Questa è un po' l'idea dietro l'entrata dei privati nel settore della difesa.

Giuseppe Lacerenza (12:43.086)

corretto e cambiano proprio anche gli asset, cioè ripeto Adesso nessuno dovrebbe più costruire grandi porte aeree perché non sono quelle che fanno la differenza. Quindi adesso sono necessari milioni di droni, milioni di robot, eccetera, la cui produzione ha proprio un ciclo di sviluppo, di ricerca e sviluppo e di produzione totalmente diversa da quello che il paradigma. Quello che racconti tu è un po' lasciami dire, il profilo delle industrie che spesso è attaccata su siti governativi e che invece con l'ingresso del capitale privato in maniera darwiniana premierà le aziende che sono in grado di essere efficienti, veloci e offrire la migliore tecnologia. Quindi è fondamentalmente una forma di mercato più aperto, è una competizione un po' più sana, incentivata da un capitale privato che premia la capacità di costruire business sani.

Camilla Scassellati (13:42.677)

e quali sono un po' hai parlato appunto di droni quali sono specificatamente quando guardate un po' al mercato e dove vorrete investire i vostri soldi quali sono i segmenti del settore che pensate siano più interessanti più strategici dove vorreste vedere più startup o almeno startup perché adesso magari non ce ne sono neanche una in europa

Giuseppe Lacerenza (14:06.382)

Allora sai, c'è proprio questo trend di sistemi a guida autonoma, quindi si parla di droni, ma questo si applica sia appunto a droni aerei, robot di ground, UGB, un armed ground vehicle. droni sottomarini sulla superficie dell'acqua. Quindi c'è proprio un trend di sistemi a guida autonoma e questo trend si porta dietro tutta la filiera, perché chiaramente l'innovazione non avviene solo sul prodotto finito, ma su tutta la sensoristica, su tutta la parte di software, qualsiasi elemento che va a comporre, a partire anche dalle batterie, a comporre fondamentalmente l'asset finale che è il sistema a guida autonoma. Quindi sicuramente questo è un trend che stiamo guardando con grande attenzione, dove ci aspettiamo di trovare sempre più innovazione e startup. Poi c'è tutta una parte invece di AI Decision Support System, sistemi che supportano forza armata sia on the battlefield ma anche al ministero nel prendere decisioni in maniera rapida. Se tu pensi che oggi fare il deployment della forza armata avviene magari con dei fogli excel, quindi l'abilità di dire chi si deve spostare dove è stato allocato avviene ancora o con dei fogli excel ma non mi stupirei se fosse pen and paper, c'è la possibilità di introdurre semplicemente software nel workflow che utilizza artificial intelligence che ad oggi non dovrebbe più stupirce nell'ottimizzare le decisioni e nel processare dati che sono spesso complessi e non strutturati. Poi c'è tutta una parte di surveillance dove entra in campo il dominio dello spazio, la capacità di sapere cosa sta succedendo, chiamiamolo prevenzione, satelliti, monitoring, che fondamentalmente permette di avere la situazione sotto controllo e riesce a gestire una counteraction.

Ci sono altre due aree che sono un po' più, diciamo, non dico borderline, ma sono tecnologie che garantiscono la scalabilità e la distribuzione delle capacità produttive, quindi quello che in inglese viene detto distributed manufacturing. Perché? Perché è inutile creare magazzini di asset, serve più creare la tecnologia per poter scalare rapidamente la domanda nel caso ce ne sia bisogno e poi chiaramente l'innovazione dei materiali. Questa tutta la parte del Ceramic Matrix Composite, quindi CMC.

Camilla Scassellati (16:45.141)

che è quella che fa mio marito, l'altro. Esattamente, quindi sono ferrata sull'argomento.

Giuseppe Lacerenza (16:52.558)

Quindi ci sono una serie di materiali che appunto stanno cambiando anche il modo di operare, riescono ad operare in environment molto complessi e che spesso hanno anche degli elementi di dual use, quindi possono anche essere applicati in environment complessi nel mondo commerciale civile, che però effettivamente possono cambiare le performance di qualsiasi asset nel mondo militare.

Camilla Scassellati (17:19.029)

e pensando a tutto questo ci piace sempre chiedere questa domanda perché ovviamente tu lavori per un fondo europeo però sei italiano e noi con Medit cerchiamo sempre di trovare le opportunità per l'Italia in tutto questo settore di cui hai parlato dove vedi l'Italia giocare un ruolo o dove vorresti vedere le startup e gli imprenditori italiani giocare un ruolo dove pensi ci sia più opportunità

Giuseppe Lacerenza (17:44.142)

Allora io credo che l'Italia, innanzitutto io nonostante sia in un fondo basato in Olanda, sono commettato nel portare quanto più di italianità in questo fondo, perché l'Italia storicamente ha sempre avuto un ruolo nell'industria della difesa, io credo che ad oggi contribuisca per il 20 % in Europa e questo chiaramente si porta dietro talento, ecosistema e grandi opportunità. Credo che l'Italia abbia una grande opportunità nel mondo dello spazio dove ad oggi è sicuramente uno dei leader mondiali in termini di tecnologie, di aziende, di talento. Credo che l'Italia abbia una grandissima opportunità nella tecnologia marittima, navale. il ruolo che Fincantieri ha oggi è un'eccellenza mondiale e con Fincantieri tutto ciò che chiaramente l'ecosistema si porta quindi le università, il talento, gli ingegneri ma anche semplicemente la necessità di proteggere le coste ricordiamoci che c'è di necessità virtù, il motivo per il quale l'Ucraina è diventata un laboratorio di droni aerei è perché semplicemente avevano una necessità in un fronte così esteso di difendere una grande parte di territorio. L'Italia ha una grandissima necessità di difendere le coste e quindi di necessità, avvertuto mi aspetto che le tecnologie marittime continuano ad essere un'eccellenza italiana e poi chiaramente anche a livello di, lasciami dire, materiali, di manufacturing. L'Italia, specialmente in alcune parti italiane, ha un grosso tessuto industriale che ha anche, tra virgolette, già contribuito alla difesa, quindi tutti i grandi grandi fornitori di Leonardo e via dicendo dove mi aspetto ci sia la possibilità di reinventarsi e far parte di questa nuova trasformazione a guida di capitale privato.

Camilla Scassellati (19:37.365)

Prometto di non fare troppo, però come gli ascoltatori sanno io sono negli Stati Uniti, come ho detto prima mio marito lavora proprio nel defense tech qui negli Stati Uniti, quindi sono molto al corrente di tutte le dinamiche che ci sono qua, prometto di non fare troppo l'americana, però secondo me è interessante fare un po' di comparare un po' i due settori, insomma i due paesi, chiamiamoli, due continenti per capire un po' quello che sta succedendo perché Come al solito l'America è un pochino più avanti su questo trend, abbiamo visto enormi afflussi di capitale proprio verso il defense tech dei Stati Uniti, come dicevi prima l'esempio principale è Anjuril che è una startup non più tanto startup, scale up, azienda che sviluppa droni autonimi e sistemi di sorveglianza AI driven che oggi ha una valutazione incredibile, guardavo, credo che sia ormai 28 miliardi di dollari, quindi abbastanza scioccante anche se lo compari ai prime europei e invece trovo che in Europa, in generale nel VC e non mi uccidete, mi uccidere, c'è sempre un approccio un pochino più cauto rispetto agli investimenti specificatamente privati nella difesa ancora non lo abbiamo visto succedere pensi che ci sia veramente questo cambio di paradigma e che voi in primi siete pronti a investire veri capitali dietro questo trend perché l'altra cosa che vedo di nuovo guardando quello quello che fa l'azienda di mio marito che si chiama Castellone che servono veramente tanti capitali per riuscire in questo spazio cioè non basta raise 1-2 milioni di euro bisogna raise veri round grandi quindi insomma lancio un po questa questa sfida questa questa domanda

Giuseppe Lacerenza (21:29.262)

direi di sì a patto che, come si dice in inglese, takes two to tango. La verità è che un fondo di investimento ha un solo obiettivo, è quello di creare dei guadagni e ritornare più capitale di quanto ne ha raccolto. Quindi la risposta è sì perché crediamo che cambierà anche il paradigma di adoption della tecnologia all'interno dei ministri della difesa. Quello che deve succedere per attirare questa capitale, che è successo in America, ci auguriamo che succeda anche qui, e oggi recentemente c'è stato un annuncio da parte del Ministero della Difesa britannico su questo tema, è che anche gli E.M.O.D. possano, tra virgolette, abbracciare questa nuova forma di tecnologia e aprirsi a questo mondo, perché il capitale seguirà fondamentalmente il mercato e quindi c'è la voglia di investire lì dove ci sarà la possibilità chiaramente di poter vendere al cliente finale che è il Ministero della Difesa. La verga ha creato questa unità che si chiama DIU, Defense Innovation Unit, che fondamentalmente ha come unico obiettivo quello di dedicare una parte del budget del DOD, del Ministero della Difesa, a innovazione e quindi c'è fondamentalmente un fast track per questo tipo di iniziative americane che crea un'opportunità di mercato, crea revenue banalmente e di conseguenza trae capitale privato negli investimenti. Quindi scusami, la risposta è sì, sperando che l'ecosistema e quindi anche gli altri attori possano abbracciare questo tipo di innovazione, cosa che credo verrà vedendo questi segnali nel mercato, cosa in cui noi crediamo fortuna.

Camilla Scassellati (23:20.117)

sì perché ovviamente quando sei in questo spazio il tuo customer quindi il tuo cliente principale è uno possono essere più in Europa però diciamo che è il ministero della difesa quindi devi ovviamente convincere il tuo numero uno customer a comprare il tuo tuo prodotto ovviamente se succede i contratti tendono ad essere enormi quindi non è che fai D2C e devi convincere tante individui a spendere 9,99€ per la subscription però ovviamente come dici tu c'è questo paradigma importante che deve cambiare anche un po' la mentalità del costumer dall'altro lato

Giuseppe Lacerenza (24:01.838)

Proprio a logica di procurement la Commissione Europea si sta attivando molto su questo tema, stanno raccogliendo degli input su cosa non funziona, cosa va migliorato, quindi sicuramente la macchina è in moto e noi stessi possiamo dare grande credito a chi si è da Bruxelles e Lussemburgo per quanto velocemente le definizioni piuttosto che la macchina, quanto velocemente la macchina si stia adattando. Chiaramente è un percorso molto complesso perché ricordiamoci che l'America è una nazione e l'Europa ha 27 stati che devono trovare un accordo. Il credo qui è molto europeista, spero vivamente da cittadino europeo che si cominci a pensare a livello europeo e non sovra nazionale perché questo è l'unico modo che abbiamo, tra virgolette, per poter essere un alleato, degli alleati allo stesso livello dell'America.

Camilla Scassellati (25:59.765)

a questo punto abbiamo parlato il fatto che customer devono essere pronti, invece al livello di imprenditoria avete vedete già dei segnali di imprenditori che fanno cose interessanti avete già delle startup che state monitorando avete paura di essere un po' early to the game quindi è un po' presto per lanciare questo fondo perché siete uno, non l'abbiamo detto però, siete uno dei primi grandi fondi in questo spazio quindi quali sono i segnali invece a livello di imprenditoria, quali sono i messaggi che vorresti lanciare un po' agli imprenditori che stanno pensando forse di entrare in questo settore.

Giuseppe Lacerenza (26:36.014)

siamo positivamente colpiti da quanto velocemente l'ecosistema si stia evolvendo. Noi ad oggi tracciamo più di 800 aziende dual use in Europa e sono sicuro che non le tracciamo tutte, probabilmente abbiamo uno dei più grandi database però siamo lontani dal tracciarle veramente tutte.

Camilla Scassellati (26:56.693)

scusa ti interrompo solo per chiederti, spiegare cosa vuol dire di equal use?

Giuseppe Lacerenza (27:02.35)

Questa è una domanda molto difficile. Dual Use storicamente voleva dire un'azienda che nasce in ambito commerciale civile e ha l'opportunità di espandersi in ambito militare a patto che il prodotto tra militare e civile non abbia differenze significative.

Questa è una definizione che appartiene al passato, ad oggi la definizione di dual use che comunque si evolve, quindi potrebbe essere obsoleta quando lanceremo il podcast, è l'abilità di un'azienda che può nascere anche in ambito militare di avere anche potenzialmente un'applicazione nell'ambito civile. Quindi quello che rimane fuori nel mondo dual user è chiaramente tutto ciò che è kinetics, quindi che esplode e che può rappresentare, che può avere come sole purpose, come unico obiettivo quello di far un far del mare o ammazzare persone. Questa è un po' la definizione di dual user.

Camilla Scassellati (28:02.453)

Ok, volevo, l'avevi usato un paio di volte, quindi volevo anche per me, per gli ascoltatori, essere chiara sulla definizione, quindi dicevi che ne state traccando e state vedendo delle cose positive nel mercato.

Giuseppe Lacerenza (28:19.95)

sta cambiando rapidamente, chiaramente con una grande differenza di footprint geografico, senso che l'Ucraina è diventato un centro di eccellenza di innovazione nel settore e quindi la verità è che una buona parte delle startup appartengono a tutta la regione central-eastern european, quindi Estonia, Polonia, perché poi chiaramente i founder ucraniani si sono spostati sul fronte baltico, un po' meno, tra virgolette, verso il fronte occidentale, ma la verità è molte cose stanno cambiando, quindi vediamo sempre più anche per un motivo di purpose, quindi di mission, sempre più talenti che chiaramente oltre a vorer rendere un mondo più sostenibile, vogliono contribuire alla difesa della democrazia per la quale abbiamo tanto combattuto in passato.

Camilla Scassellati (29:16.693)

E su questo quali sono i profili dell'imprenditore? Quali sono i profili dell'imprenditore che cercate? C'è qualcosa in particolare che cercate proprio nei founder nei quali vorrete investire?

Giuseppe Lacerenza (29:29.774)

Ma allora sicuramente quello che è importante per noi è la comprensione dell'industria e la vicinanza dove è possibile all'end user. Nel senso che non vuol dire che cerchiamo ex militari o diciamo persone che abbiano avuto a che fare direttamente con l'industria ma sicuramente è un'industria molto complessa. Quindi la capacità di capire che cosa vuol dire la differenza tra servire l'end user che è la forza armata ma vendere al Ministero della Difesa, sono due mondi assolutamente diversi, di per sé seppure strettamente correlati, è un po' anche la capacità, tra virgolette, di riuscire a parlare il linguaggio della forza armata, di riuscire a capire qual è l'esigenza vera e qual è il problema da risolvere. Io poi venendo dalla scuola militare dico sempre che per esempio alcuni stati baltici hanno un grande vantaggio perché hanno ancora diciamo delle università militari che hanno un mix tra personale militare e personale civile lì dove avviene appunto cross contamination di idea e quindi avvicina il mondo degli studenti universitari civili anche al personale militare e questo chiaramente crea un vantaggio competitivo perché la lezione numero uno del costruire start-up è la capacità di capire il problema che stai cercando di risolvere e quindi spesso non è una tecnologia che cerca un'applicazione ma a partire dal problema per sviluppare una soluzione che lo risolve.


Camilla Scassellati (31:03.605)

Questa è una mia curiosità, non te l'ho chiesto nella prima domanda, quindi lo chiediamo in conclusione. Perché hai scelto di fare la scuola militare? Credo che sei entrato a 15 anni, sei entrato relativamente presto e cosa è la lezione più importante che hai imparato facendo la scuola militare o le lezioni se ce n'è più di una?

Giuseppe Lacerenza (31:25.198)

Allora, l'ho scelto per pura curiosità, io non ho nessun legame con il mondo militare a livello familiare, ho scoperto della scuola militare online, ho applicato contro la forza di volontà dei miei genitori, sono sempre contrari.

Camilla Scassellati (31:38.581)

Wow di solito ti mandano alla scuola militare nel tuo caso ti sei mandata a scuola militare

Giuseppe Lacerenza (31:44.238)

mi sono mandato e loro hanno dovuto digerire questa mia scelta di cui poi sono sempre stati molto orgogliosi
Però pura curiosità, vivere a Venezia per tre anni di per sé è un'esperienza magica. Non conoscevo il livello di umidità della città, col senno di poi è stata un'esperienza magica. Sicuramente le lezioni più importanti non sono relative al mondo militare anche perché a 15 anni voglio dire i problemi sono abbastanza diversi però ce ne sono alcune che reputo abbastanza lezioni di vita la prima è l'abilità di navigare delle gerarchie perché uscire da un nido familiare a 15 anni e avere dei superiori a cui rispondere è sicuramente uno shock che per forza di cose ti insegna a navigare le gerarchie e ad accettarle in certo modo che poi sono le stesse gerarchie che ho reincontrato nel mondo lavorativo, nel mondo corporate successivamente e quindi non mi sono state nuove. E la seconda secondo me è anche un po' l'importanza della disciplina nell'aspetto più positivo del termine, una disciplina verso se stessi, verso tra virgolette quello che si fa. Mi porto a casa che chiaramente è uno dei fattori determinanti per raggiungere l'obiettivo, qualunque esso sia. E questa sicuramente è una lezione che mi sono portato e tuttora mi porto, di cui sono orgoglioso. E poi la tolleranza, perché eravamo 60 ragazzi da tutta Italia, assolutamente diversi l'uno dall'altro, che poi sono diventati una strana forma di famiglia. Però ecco, tanta tanta tolleranza.

Camilla Scassellati (34:06.677)

Per concludere, cosa ti emoziona di più del lavoro che andrete a fare con questo nuovo fondo? Cos'è la cosa che ti motiva, che hai voglia di achieve, di raggiungere con il fondo, i vostri investimenti, con il tuo lavoro? Questa è la cosa più emozionante.

Giuseppe Lacerenza (34:28.718)

Sì, secondo me ci sono un paio di cose. La prima è sicuramente il senso di orgoglio nel fare qualcosa che contribuisce veramente al futuro dell'Europa e quindi alle future generazioni, al mio figlio, via dicendo. E sicuramente la seconda, un po' da ingegnere nerd, quali sono la voglia di andare a cercare una tecnologia breakthrough, perché ricordiamoci che Internet e il GPS sono nati in ambito militare, che poi possa veramente cambiare il modo di vivere delle persone, anche oltre il mondo della difesa.

Camilla Scassellati (35:01.941)

Bene, grazie mille Giuseppe, è stato davvero interessante parlare con te di questo settore, di queste nuove opportunità di investimento, di imprenditoria legate al mondo di difesa e sicurezza. Ovviamente anche complimenti per questo nuovo fondo, per tutto quello che verrà. Siete appunto uno dei primi in questo spazio, quindi sono sicura che ci saranno tanti challenges, ma anche tantissime opportunità. Quindi bocca al lupo

Giuseppe Lacerenza (35:27.79)

Grazie Camilla, è stato davvero un piacere

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